Pantomima

26. apr. 2010
Pantomima
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Slavoj Zizek suggerisce nel libro “Politica della vergogna” di verificare la qualità delle informazioni prima di affermare il proprio giudizio di valore, e di non lasciarsi ammaliare dagli efficaci comunicati di verità senza aver precisato i pesi che i soggetti interessati a tale verità hanno nella partita. In Italia ci sono soggetti che soffiano sulle ceneri, sempre ardenti, del disagio sociale provocando come effetto immediato lo strabismo percettivo che oppone la politica alla cittadinanza, come se la seconda non avesse prodotto la prima.

L’apparenza dell’informazione non è evidenza di verità, almeno non fino a quando si sia entrati nel merito delle cose. Oppure, fino ad avere elaborato un processo ermeneutico teso a “immaginare la responsabilità” dei soggetti interessati a conoscere “la” verità e di quelli impegnati a diffondere “la propria”. Questi scenari (penso a quando Vilem Flusser si è riferito al design come un cardine del “pensare strategicamente”) hanno come risultati tout court una superficialità collettiva sui contenuti dell’informazione e il “progetto” di una middle class per la quale non è necessaria la verità quanto, piuttosto, una informazione condivisa (anche indotta o elaborata in vitro) che raggiunga una certa percentuale di apprezzamento.

Ormai, parafrasando Bontempelli, viviamo dentro lo specchio e tutto quello che accade fuori rimane nell’ombra. Ma, il riflesso di un’ombra è anch’esso ombra? Se provo ad immaginare, più che sapere, quello che sta producendo in Italia la politica mi pare di assistere ad una pantomima, tanto che mi viene da domandarmi: e se non fosse così come noi la vediamo? La sostanza della questione posta da Orwell in “1984”. Nel momento in cui scrivo la destra di governo sembra essere scossa da vibrazioni scissioniste (la lega federalista essere nutrita dalla demagogia xenofobica, l’ombelico centrista da equidistanze gromatiche, la sinistra demoscopica da febbriciattole passeggere, etc): ma è tutto vero?

E se invece per occupare in tutte le sue parti, per i prossimi cinquant’anni, la struttura organizzativa di uno “stato di cose” fosse necessaria una produzione teatrale d’alta classe (la commedia degli equivoci, il dramma della separazione, l’elaborazione del lutto, la tragedia del conflitto, la nudità della scena, l’evidenza dell’inganno, il finale aperto e via dicendo ad libitum) tale da orientare l’attenzione del pubblico verso una direzione e dietro le quinte operare una sostanziale riscrittura della verità da situation comedy? Ho il sospetto che sia una ipotesi non troppo distante dalla realtà, per quanto non possieda dati che confortino la mia idea.
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segnalato da Domenico Cogliandro / Palermo Papà di Bianca Alma, Giuseppe e Gianluca. Produco libri con BdC, idee con WozLab, politica con AreaMeridiana. Ho tradotto (e mai pubblicato) un inedito di Le Corbusier, uno di Viollet-le-Duc, uno di Fernando Tàvora. Sto lavorando, ora, a un libro sul Ronchamp e a un racconto fotografico sulla Sicilia.
Bianca Alma's father, Joseph and Gianluca. Produce books with BdC, WozLab ideas, politics with AreaMeridiana. I translated (and never published) a book by Le Corbusier, one of Viollet- le-Duc, one of Fernando Tavora. I'm working now on a story about Ronchamp and a photographic novel of Sicily.