Art
Viva la bici!
27. nov. 2008
Dopo New York e Tokyo (dove i sindaci promuovono la
costruzione di nuovi percorsi ciclabili nel verde) e dopo
Parigi (il servizio di noleggio veloce di biciclette lanciato
dal Comune vanta 50.000 noleggi al giorno), ora anche
Milano, storico regno di auto e moto, sperimenta per la
prima volta il bike sharing.
Se oggi dunque una mobilità urbana alternativa all’auto è
non solo auspicabile, ma anche possibile, il merito è anche
di una sottocultura guidata da alcuni pionieri, che
celebrano la cultura delle due ruote.
Sono gli appassionati sostenitori
del “Bicycle Film Festival”, un’idea del newyorkese Brendt
Barbur, nata sette anni fa a Manhattan, e che ora sta
facendo il giro del mondo: tra
Nordamerica (Toronto, Los Angeles, San Francisco,
Portland, Chicago, Boston), Europa (Parigi,
Vienna, Londra, Barcellona, Milano) ed emisfero
australe (Melbourne, Sydney, Zurigo e Tokyo).
Chi sono i biker urbani? Diretti discendenti dei messenger
americani, servizio di pony express in bici, si muovono su
biciclette hand made, a scatto fisso (ridotte cioè all'osso:
senza cambio né freni). Va da
sé, per loro il miglior modo per spostarsi è la bici. E la
città è una palestra, un campo per sperimentare. Si danno
appuntamento per fare alleycat, moderne cacce al tesoro
su due ruote, e scambiano le proprie esperienze,
performance e prestazioni con un intreccio di relazioni
video su Youtube e Vimeo.
A Milano la rassegna fa tappa per il terzo anno consecutivo
dal 27 al 30 novembre portando con sé un programma
denso di appuntamenti: musica e acrobazie (come l’urban
velodrome party, sabato 29 nel garage sotterraneo della
Coop di via Arona), performance (Eolian ride, una sfilata di
urban rider con speciali tute luminose guidati dall’artista
Jessica Findley giovedì 27), e mostre (Joy ride, una
collettiva a tappe che riunisce opere di artisti affermati e
nuovi talenti, dal 27 al 30 novembre al Superstudio Più). E
poi, naturalmente, ci sono i film (al Cinema Mexico da
venerdì 28 a domenica 30 novembre). Film che raccontano
storie di più o meno ordinaria quotidianità su due ruote. In
Argentina per esempio, Mariano Pasik, ha escogitato un
metodo per misurare la vivibilità di un quartiere: vedere
quanto resiste una bici slegata prima di essere rubata.
Giovanni Giommi, invece, filma cinque ciclisti giapponesi
mentre affrontano una prova durissima: il Tour du Faso, la
corsa a tappe più famosa d’Africa. Nel film di Matthew
Passmore, il collettivo artistico Rebar di San Francisco
sfoggia la sua ultima idea: la Parkcycle, spazio verde
semovibile a trazione umana. Elena Sommariva