28. Jul. 2010

AA London: i lavori degli studenti


  • foto
  • foto Amanda Kastler: The Four Realms of Interiority. 1) The city imagined from the room
  • foto Amanda Kastler: The Four Realms of Interiority. 2) The city in the room
  • foto Amanda Kastler: The Four Realms of Interiority. 3) The room in the city
  • foto Amanda Kastler: The Four Realms of Interiority. 3) The room in the city
  • foto Amanda Kastler: The Four Realms of Interiority. 4) The empire of rooms and citites
  • foto Jorgen Johan Tandberg: The Immeuble Cité (Il quartiere immobile), edificio-città dove possono vivere e lavorare 1600 persone. Tutor: Pier Vittorio Aureli, Barbara Campbell Lange, Fenella Collingridge
  • foto Jorgen Johan Tandberg: The Immeuble Cité (Il quartiere immobile)
  • foto Jorgen Johan Tandberg: The Immeuble Cité (Il quartiere immobile)
In mostra alla Architectural Association di Londra i progetti premiati dei giovani laureati di quest'anno La fine del mondo, l'utopia, la fine delle autostrade e l'intreccio di finzione e realtà sono i temi che permeano le pareti e gli spazi di Bedford Square, la sede dell'esposizione dei laureati dell'Architectural Association. Le opere più interessanti dell'anno sono quelle progettate dai due studenti premiati: il progetto di Amanda Kastler The Four Realms of Interiority (Le quattro sfere dell'interiorità), che ha analizzato l'architettura e la città come progetto interiore, e quello di Jorgen Johan Tandberg The Immeuble Cité (Il quartiere immobile), un edificio urbano in cui vivono e lavorano 1.600 persone.

Benché come sempre la mole del lavoro e della ricerca svolti all'AA sia impressionante a vedersi, c'è un notevole tentativo di dare ordine a ciò che negli anni scorsi era un'incontenibile alluvione di informazioni, e di presentare le idee degli studenti con coerenza e trasparenza. C'è anche un atteggiamento autoriale meno marcato del solito.

Nella galleria accanto al bar le opere sono sommessamente incorniciate e appese a pareti grigio polvere, eleganti modelli pendono dalle pareti, senza alcuna particolare attribuzione a singoli studenti. In altre sezioni il tentativo di dare ai lavori un tono giocoso e fantasioso crea un'atmosfera narrativa e suggerisce un progetto radicato, se non nel mondo reale, per lo meno in una convincente alternativa costruttiva.

Le "quattro sfere dell'interiorità" di Amanda Kastler vogliono creare una nozione di architettura che non riguarda tanto gli oggetti quanto la forma, e in particolare l'esperienza interiore dell'abitare: la città è ritratta come una condizione interiore che si costituisce nell'atto dell'esperienza. L'abitante dello spazio interno ha esperienza della città dall'interno verso l'esterno, senza nemmeno lasciare la stanza. La prima sfera dell'interiorità riflette su come la città si possa trasformare dall'interno – tramite l'immaginazione – a partire da una singola stanza. La narrazione ha luogo nella stanza di un sognatore che si serve del livello microscopico – gli oggetti della sua stanza – per immaginare il livello macroscopico: la città che sta fuori. L'interno, attraverso la mente dell'individuo, si trasforma nella città. L'idea è forte e chiara, ma sono i delicati modelli dell'autrice – sezioni di carta sottile accuratamente ritagliata – a costituire la parte più affascinante dell'opera.

Gli abitanti del progetto di Jorgen Johan Tandberg sono i "lavoratori precari", la nuova classe lavoratrice delle economie post-fordiste, per i quali il lavoro è onnivoro. L'imprevedibilità della loro vita professionale fa sì che vadano alla ricerca di un "minimo di esistenza", rifiutando la proprietà e i rapporti come potenziali svantaggi. La loro vita è definita da un "edonismo perverso": il sollievo che proviene dal liberarsi dalle forme tradizionali di comfort e di residenza in nome di un continuo processo di distruzione e ricostruzione.

La controparte architettonica di questo stile di vita viene immaginata nel progetto attraverso le "Pareti di servizio": quattro muri, ciascuno lungo 320 metri e profondo 4, sistemati in forma di croce aperta, e collocati in un'area vuota del porto commerciale di Anversa. I muri contengono servizi e aree comuni per i 1.600 abitanti, che vivranno in abitazioni private costruite a ridosso delle pareti di servizio. Ogni parete lascia vuoto un versante, permettendo di uscire e di soddisfare davvero l'esigenza del "minimo di esistenza" di ciascuno dal lato posteriore della parete. Beatrice Galilee